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Recensione del testo N. Cuomo, E. Bacciaglia – I modi dell’insegnare: tra il dire e il fare…, tra le buone prassi e le cattive abitudini. Ed. AEMOCON, 2005

Esperienze, vissuti, emozioni, pensieri, parole, silenzi…..cosa si cela tra il dire e il fare….tra le buone prassi e le cattive abitudini? Quali sono le problematiche dell’insegnamento nella sua quotidianità?

Gli autori del testo, dopo un lungo periodo di osservazione all’interno della Scuola, secondo il punto di vista della Psicologia Clinica e quello della Pedagogia Speciale, descrivono attraverso la metodologia dello studio di caso il mare che si interpone tra una Scuola “subita”, una Scuola che genera rifiuto e difficoltà di apprendimento e una Scuola “agita” che, al contrario, produce successo e situazioni di benessere.

…l’apprendimento non è di per se stesso sviluppo, ma una corretta organizzazione dell’apprendimento porta allo sviluppo mentale, attiva un intero gruppo di processi di sviluppo, e questa attivazione non potrebbe aver luogo senza l’apprendimento. L’apprendimento per ciò è un momento intrinsecamente necessario ed universale per lo sviluppo nel bambino di quelle caratteristiche umane non naturali, ma formatesi storicamente.[1]

Alla base della lavoro di ricerca vi è il costante riferimento a Vygotskij e alla sua idea di apprendimento quale attivatore di processi di sviluppo psico-fisici; un momento necessario per poter realizzare ed esprimere quelle caratteristiche umane non innate nel bambino.

L’ordine scolastico preso in analisi è quelle che riguarda la fascia di età 3-10 anni, il momento di massima plasticità cognitiva e per ciò di maggior attitudine all’apprendimento.

Gli autori interrogano le esperienze partendo dalle loro aree scientifiche di responsabilità è attraverso due principali chiavi d’analisi e di riflessione.

Una prima chiave è quella dell’interrogare le esperienze per far emergere e delineare buone prassi di intervento educativo-didattico e fornire uno strumento utile agli operatori scolastici per comprendere  la trama, la struttura di quei modi dell’insegnare che portano alla realizzazione di una dimensione laboratoriale: strategie, contesti, atmosfere e situazioni in cui i bambini, con e senza deficit, sono messi nelle condizioni di contrastare difficoltà di apprendimento trainati dal desiderio di apprendere, divenendo gli attori, i costruttori della conoscenza, sotto l’attente regia dell’insegnante.

La seconda chiave è quella del riflettere sui sistemi comunicativi che si generano in classe e mettere in relazione il dichiarato e dell’agito attraverso l’approccio e gli strumenti della pragmatica della comunicazione [2]; una chiave che orienta verso una riflessione sui modi dell’insegnare e su come questi possano concorrere a determinare il successo o, al contrario, l’insuccesso scolastico dei bambini.

Per i professionisti della scuola è importante sapere agire sul piano della relazione, con competenza ed estrema consapevolezza sia dal punto di vista pedagogico-didattico , che di quello psicologico, così da saper creare atmosfere ed allestire contesti che siano accoglienti e generatori di benessere anche tramite una comunicazione verbale e soprattutto non verbale che sappia contrastare atteggiamenti causa di profondi disorientamenti nei bambini; trappole dettate da pregiudizi profondi che non necessariamente si mettono in atto intenzionalmente ma per abitudine.

Questa seconda chiave permette quindi di acquisire maggior consapevolezza di quali possono essere i rischi e i pericoli in cui può incorrere insegnante al fine di realizzare atmosfere di benessere, di fiducia reciproca, di assenza di paura e ansie.

Il testo rappresenta in conclusione un valido e utile strumento per tutti quei professionisti della scuola del primo ciclo che intendono riflettere su quali siano le difficoltà dell’insegnamento (e non solo di apprendimento), prenderne coscienza e comprendere quali e quante metodologie possano essere utilizzate per la trasmissione di uguali contenuti. Riflettere inoltre sull’importanza dei comportamenti, degli atteggiamenti, dei non detti….di una fitta comunicazione non verbale che caratterizza i momenti della classe.

Attenzione! Durante la lettura è importante non cadere nella trappola e nella tentazione di cercare un “ricettario”: consigli, suggerimenti e spunti operativi da applicare in blocco nella propria realtà scolastica, senza comprenderne la struttura che ne dilata gli orizzonti applicativi e senza fermarsi a riflettere sui bambini che si hanno di fronte, ascoltandoli e cercando di capire chi sono e che ricco bagaglio di originalità ognuno di loro porta con sé; originalità che vanno difese e  potenziate e… ascoltate, viste!   

Il testo è acquistabile on-line, sia in formato cartaceo che digitale, sul sito https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/285694/i-modi-dellinsegnare/


[1] cfr: Vygotskij

[2] cfr.: P. Watzlavick