progetto di vita

𝗔 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗼𝘀𝗶𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗶𝗱𝗲𝗮 𝗱𝗶 𝗰𝗿𝗲𝗮𝗿𝗲 𝗴𝗿𝘂𝗽𝗽𝗶 𝗱𝗶 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗱𝗲𝗳𝗶𝗰𝗶𝘁….

Non pensiamo vi sia nulla di male se ragazzi con deficit si incontrano tra di loro, trovano affinità, si frequentano, ma pensiamo si debba fare molta attenzione a distinguere quelle occasioni che portano al conoscersi e frequentarsi nel vivere quotidiano, nel mondo di tutti, all’interno di un percorso a supporto di una propria libertà di scelta e di azione, da quelle situazioni che invece creano gruppi speciali, pre-organizzati, secondo un’idea pregiudiziale per cui la stessa patologia crea affinità e un sentirsi compreso, o che, peggio ancora, livellano necessità e interessi in funzione di una ipotetica “età mentale”. 

Conoscersi, scoprire delle affinità, volersi sentire, decidere se e quando incontrarsi, per fare cosa, in funzione di propri impegni personali, disponibilità economica…, è molto diverso dal frequentare gruppi di persone con deficit che si incontrano a giorni e orari stabiliti da qualcun altro, per lavorare espressamente su alcune tematiche (anch’esse decise da qualcun altro), come se solo per il fatto di aver una stessa patologia questo predisponga al far parte di un’unica categoria esistenziale, non tenendo conto di differenti storie di vita, differenti contesti di vita…non garantendo di fatto il diritto di coltivare una scelta personale. E’ un po’ come organizzare “gruppi di socializzazione” per cui, per esempio, tutti i sabati è deciso che si vada a mangiare la pizza o al cinema (magari pre-indicando ai genitori quanti soldi far trovare nei portafogli), senza tener conto del fatto che la Persona possa prediligere il vedersi con un amico/un’amica piuttosto che con un altro/un’altra, stabilire il giorno in funzione di una gestione attiva del tempo, decidere di stare a casa per un film perchè per quella settimana sono terminati i soldi (o li si sta risparmiando per altro), oppure andare al cinema, ma poi all’ultimo poter cambiare idea perché, chissà, non c’è nulla che interessa, quindi valutare di fare due passi in centro per un gelato…

Conoscersi, piacersi, trovare affinità ed essere sostenuti nella possibilità di incontrarsi sostenendo l’autodeterminazione, fa parte di quelle occasioni di vita importanti per ciascuno di noi. Far leva sul costruire un senso di amicizia finalizzato alla creazione di “laboratori speciali” a nostro avviso sostiene un’idea della persona disabile che deve essere accolta, occupata, intrattenuta socialmente in contesti e situazioni speciali, preorganizzati da altri che sanno cosa è meglio per lei (chi vedere, quando, per fare cosa….), oltre a ritenere che ci debba essere un luogo ad hoc per insegnarle (competenze, abilità, pensieri..), trovando solo in un secondo momento, eventualmente, le occasioni per mettere in pratica tali insegnamenti. Attenzione, l’appropriazione delle conoscenze e il loro utilizzo non sono mai temporalmente separate!

Ogni Persona ha diritto di essere sostenuta e affiancata in un suo personale progetto di vita che, come quello di ciascuno di noi, deve potersi evolvere e caratterizzare nella sua originalità, incontrando e frequentando persone perché si condividono interessi, luoghi di lavoro amicizie in comune, ecc… Crediamo non si debba cadere nell’equivoco di pensare che, siccome è difficile fare tutto questo, tanto vale creare gruppi speciali. Lo troviamo un pensiero innaturale e irrispettoso per la Persona e per la sua originalità. Bisogna far attenzione a non confondere il forte desiderio dei ragazzi di frequentare amici e il timore delle famiglie di vederli soli, con l’utilità di mettere insieme più persone con caratteristiche diverse ai fini di attività utili al potenziamento cognitivo, agli apprendimenti e/o alla socializzazione. Sono due esigenze diverse e non vanno confuse.

Il prof. Cuomo a tale proposito metteva in guardia le famiglie dal pensare e progettare attività e occasioni rivolte esclusivamente a persone con deficit. Riportiamo un suo pensiero:
Le attività di tempo libero, ricreative e sportive non vanno pre-organizzate e pensate unicamente in gruppi di persone con deficit correndo il rischio di divenire un concentrato di problematiche in cui ciascuno esaspera, con il suo comportamento più o meno deficitario, il modo di fare dell’altro, oltre che non garantire il diritto alla scelta e al libero accesso alle attività di tutti, insieme agli altri.
Mentre il confronto e l’incontro tra famiglie per riflettere e confrontarsi sulle esperienze dei loro figli con deficit, buone prassi, preoccupazioni…, lo considero oltremodo arricchente, il far frequentare i figli aggregandoli in gruppi di persone con disabilità più o meno terapeutici, in gruppi di ragazzi con deficit più o meno di tempo libero, … lo considero un percorso che innanzitutto propone un cocktail di handicap che esaspera i deficit di ciascuno proponendo all’osservazione reciproca un imitare di modalità non corrette.Il concentrare gruppi di persone con deficit propone l’imitare la disabilità dell’altro e in parallelo un primo passo che, ponendo agli occhi dell’opinione pubblica aggregazione di persone con deficit, gradualmente va a riproporre il rischio della pregiudiziale cultura delle classi speciali, delle scuole speciali, dei contesti segreganti ,.. Per determinare condizioni adeguate per il superamento degli handicap che i deficit propongono sono necessarie le dovute competenze e grande professionalità da parte dei professionisti i quali, quando peccano di tali requisiti e/o agiscono secondo un paradigma assistenziale, tendono a produrre aggregamenti di persone con deficit, giustificano reclusioni istituzionali, corsi per handicappati, scuole/classi speciali, … Tali aggregazioni di persone con deficit sono una diabolica strategia utile per far diventare normale ciò che non lo è, per far abituare l’occhio e la cultura del sociale al fatto che le persone con deficit fanno parte di una categoria a parte e che devono stare insieme a gruppi per star bene, per capirsi.Una rappresentazione dello star bene tra persone handicappate che deve apparire naturale e nel tempo deve divenire il far bene perché così è nella natura: come naturalmente stanno insieme leoni, giraffe, zebre, … così devono stare insieme le persone con deficit perché sono una categoria a parte.