Scuola

Creare un clima di reciproca collaborazione tra famiglia e insegnanti è fondamentale per la buona riuscita dell’inserimento scolastico!

In vista dell’imminente inizio di un nuovo anno scolastico condividiamo un contributo che ci arriva da Katy Guidi, mamma di Alessio (X fragile – 18 anni) e Presidente di APS De@Esi. Katy ha negli seguito attivamente il percorso scolastico di Alessio cercando nel tempo di affinare strategie per creare un buon clima di collaborazione con gli insegnanti di sostegno e di classe… buona lettura!

Katy Guidi, Presidente APS De@Esi

Non è affatto semplice rompere gli schemi, sconfiggere i pregiudizi, cambiare lo “status quo” anche solo per ottenere ciò che ci spetta e di cui i nostri figli hanno diritto per cui ognuno di noi è costantemente “in prima linea”.
Sicuramente dipende dalle persone che, di volta in volta, ci troviamo davanti e dai contesti, ma creare un clima di reciproca collaborazione tra famiglia e insegnanti è fondamentale per la buona riuscita dell’inserimento scolastico ….non è sempre facile, ma è possibile!
Nel tentativo di individuare strategie utili, prendo spunto da un articolo de “Il Sole 24 ore” su Nelson Mandela e, di seguito, faro’ riferimento ad alcuni suoi pensieri e modalità di azione.
“Questo compito è più agevole se si convince l’altro a lavorare con te anziché contro di te”

Conoscere in modo approfondito i docenti per cogliere i loro punti forti, in base alle diverse professionalità, e concentrarsi su questi sia per elaborare una giusta modalità di approccio, sia per individuare quali sono gli insegnanti più collaborativi sui quali possiamo contare per contaminare gli altri.
Porsi sempre come “compagni di viaggio” … mostrando (sia nel dichiarato che nell’agito) che il nostro intento è esclusivamente quello di collaborare per il bene di nostro figlio e non quello di sostituirci a loro. Evitare di attaccare direttamente qualcuno, pur mantenendo un atteggiamento fermo, non remissivo, cercando di mettere in evidenza soprattutto il problema e le possibili strategie per risolverlo… ; è opportuno supportare queste ultime con adeguati riferimenti alle indicazioni ricevute nel corso dei vari incontri di formazione, supervisioni, progetto di vita…. Accompagnare tutto da documentazione scritta per lasciare traccia di confronti, ipotesi, problematiche ecc… e anche quando si presenta la necessità di un confronto, è bene accompagnare la richiesta con uno scritto mettendo in indirizzo il dirigente scolastico (per tenerlo informato) e i responsabili della funzione strumentale per il sostegno. 

I progressi sono impediti dalla diffidenza dell’altro, dalla sua paranoia difensiva. La rabbia non può far nulla per migliorare le cose: può solo aumentare l’ansia e la paranoia dell’altro. Un metodo affabile e gentile, invece, riesce gradualmente a indebolire le diffidenze fino a superare del tutto l’idea di rimanere sulla difensiva
E’ un lavoro di attenta tessitura, di contatti e scambi quasi quotidiani…con Docenti, Dirigente scolastico, Funzioni Strumentali, Custodi, Genitori (dei compagni di classe)….Per questo, e’ importante iniziare fin da subito a costruire un reale gruppo di lavoro con gli insegnanti di sostegno, la specialistica e i docenti curricolari, senza aspettare il PEI (il PEI è fondamentale ma non è garanzia di una reale lavoro in equipe; ci può essere anche un PEI formalmente corretto ma che non coincide con le atmosfere e i contesti del vivere quotidiano – al contrario se vi è un buon lavoro in equipe è poi quasi automatico tradurlo in sintonia nel PEI, pertanto non insistere esclusivamente sugli aspetti formali ma prima di tutto coltivare le relazioni e una buona comunicazione); questo consentirà di arrivare all’incontro con un’ipotesi di attività e modalità già abbastanza condivise.

Molto utile è risultato in molte occasioni farsi eleggere rappresentante di Classe e/o di Istituto così da avere maggiori informazioni e conoscenze su quanto accade e quali occasioni si presentano, instaurare un rapporto con gli altri genitori, rafforzare la conoscenza e la collaborazione con le varie figure interne alla scuola, portare all’attenzione di tutti le problematiche relative all’handicap e le possibili strategie di azione delle quali, di solito, non si parla spesso in certi contesti.

Bisogna impostare la questione “in termini pragmatici, come un problema di far fare all’altro ciò che tu vorresti”.
La chiave è riuscire a dimostrare con i fatti che gli orientamento a cui facciamo riferimento nel nostro progetto di vita (cfr. Metodo Emozione di Conoscere e Modello Empatico-Relazionale) sono tra quelli possibili per realizzare una didattica inclusiva, utile per far raggiungere ai nostri figli obiettivi di qualità, ma anche per elevare la qualità per i compagni di classe. Per questo è risultato utile, soprattutto all’inizio, mostrare come rielaborare le attività svolte a scuola o i compiti per casa attraverso la creazione di interfacce, mostrare video che mettano in evidenza il prima e il dopo, fornire una documentazione relativa alle attività svolte nei precedenti anni scolastici o in altri contesti… oltre che fornire il progetto di vita aggiornato, una copia del metodo, il sito dell’associazione…

Queste sono tutte occasioni per mostrare e far conoscere nostro figlio, per raccontare “come funzione” e quindi conoscerlo al di là della diagnosi o al di là di tutti i suoni “non sa fare”.
Ricordo che alla scuola media la professoressa di matematica mi disse che Alessio si era rifiutato di fare una scheda da lei proposta. Le aveva provate tutte, ma lui non ne aveva voluto sapere. Arrivata a casa, creai un’ interfaccia che riproponeva esattamente gli esercizi della scheda cercando, pero’, di dare un senso a quel fare e contestualizzandolo. Ho inviato l’interfaccia alla docente chiedendole di proporla ad Alessio. Quando sono andata a prenderlo, lei non si capacitava del fatto che lui non solo aveva svolto tutti gli esercizi, ma le aveva addirittura chiesto di farne ancora!
Naturalmente, nel fare questo, come ho già detto, dobbiamo porci come “compagni di viaggio” e non come antagonisti; dobbiamo mantenere il nostro ruolo di genitori che hanno il desiderio di collaborare/supportare e non di scavalcare ….e sopra ogni cosa non mostrare rancore verso la “persona” dimostrando che intendiamo il confronto, la discussione …come un tentativo/una modalità di costruire qualità e non di screditare la loro professionalità.
Un buon esempio di viene da Nelson Mandela che “…comprendeva che per disarmare la resistenza bisognava prima disarmare l’ansia e che questo non sarebbe mai riuscito con manifestazioni di rabbia o rancore, ma solo con la gentilezza e il rispetto per la dignità altrui. Il segreto delle buone relazioni con le guardie era il rispetto, il semplice rispetto”.

Spero vivamente di esservi stata utile….

Riporto di seguito il link relativo all’articolo de “Il Sole 24 ore”
https://www.ilsole24ore.com/art/e-sole-disse-vento-chi-noi-e-piu-forte-AEKurkVC